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| LA NATURA
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Questi risultati sono stati raggiunti grazie a
un'accorta politica di restauro ambientale, al quale hanno collaborato gli agricoltori
della zona, con l'attuazione di particolari coltivazioni diversificate proprio a fini
faunistici per ricreare un habitat ideale per l'incremento della selvaggina. Quindi ecco
ettari di coltivazioni programmate a perdere come il sorgo, il granturco, l'erba medica e
tanti altri ettari lasciati a vegetazione naturale. Particolare attenzione è dedicata
alla conservazione di un buon numero di stoppie e di appropriate liste di colture mentre
una discreta parte di terreno è stata tenuta a riposo. Da segnalare anche gli accordi
particolari con gli agricoltori per far cessare la bruciatura delle stoppie e della
canneggiola. Le coltivazioni avvengono rigorosamente senza erbicidi e insetticidi,
consentendo così la formazione di una base alimentare per la popolazione faunistica.
Questa base viene ovviamente integrata con opportuni punti di rifugio, complessivamente
una trentina, sparsi per tutto il territorio e tenuti in costante efficienza. Inoltre, la
preziosa presenza di acqua sorgiva naturale, di numerosi ruscelli (nessun problema quindi
per i cani accaldati) e anche di alcuni laghetti artificiali offre alla selvaggina punti
di abbeverata naturali. I numerosi interventi sull'ambiente, soprattutto quelli destinati
a bloccare il dissesto del terreno argilloso, sono stati agevolati dal ripristino di tutte
le carreggiate grazie alle quali, i mezzi meccanici hanno potuto raggiungere tutti i punti
della zona venatoria, ed effettuare così i lavori indispensabili. Il problema più grosso
ora, dopo il ripristino dell'ambiente, è quello portato dai predatori, che proliferano
grazie a una legislazione troppo permissiva. Soprattutto le volpi arrecano notevoli danni
al patrimonio faunistico così faticosamente curato e i piani di abbattimento concessi non
sembrano mai essere sufficienti a fermarne la voracità.
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